Il Mezzogiorno paga l'assicurazione più cara d'Italia, e a Napoli in migliaia hanno trovato una scorciatoia: immatricolare l'auto in Polonia. Varsavia ha avviato 500 cause legali per 80 milioni di euro di risarcimenti, e il fenomeno comincia a fare scuola.
Intestarla a una società polacca e poi prenderla a noleggio a lungo termine dalla stessa società, restando di fatto l'unico utilizzatore del mezzo. Sulla carta è legale — sfrutta un vuoto normativo — ma che nella sostanza serve a un solo scopo: pagare meno la Rc auto. Il risparmio è tutt'altro che simbolico: una polizza polacca costa tra i 600 e gli 800 euro il primo anno e scende a circa 350 euro dal secondo, contro i quasi 600 euro minimi di una polizza napoletana. Secondo l'Aci, nel 2025 in provincia di Napoli sono state iscritte oltre 14mila targhe estere, e in tutta Italia circolano ormai 68.228 targhe polacche — quasi tutte concentrate nel capoluogo campano.
Il problema è che qualcuno, alla fine, paga per davvero. È il fondo di garanzia polacco, il Pbuk, a coprire gli incidenti causati da questi veicoli quando l'assicurazione italiana non basta o non risponde: nel 2024 ha versato circa 1,5 milioni di euro per 514 sinistri, saliti nel 2025 a 1.300 incidenti e oltre 4,2 milioni di euro di risarcimenti. Tra il 2021 e il 2025 la spesa complessiva del fondo per sinistri legati all'Italia è cresciuta di circa dieci volte, e oggi rappresenta il 44% del totale dei pagamenti Pbuk, contro il 10% di quattro anni fa.
Dal punto di vista normativo, dal 2022 l'Italia vieta ai residenti di circolare con veicoli immatricolati all'estero senza reimmatricolazione nazionale — ma la legge esclude i veicoli a noleggio, ed è proprio questa eccezione a essere sfruttata su larga scala. Varsavia, dal canto suo, sta preparando contromisure: revisioni con documentazione fotografica obbligatoria e meccanismi di cancellazione automatica per i veicoli senza assicurazione o revisione in regola. Nel frattempo, a Napoli spuntano già le prime alternative: targhe ceche e bulgare, segno che il trucco si adatta più in fretta delle norme che dovrebbero contenerlo.
Perché la vicenda riguarda anche la nostra provincia
Il caso partenopeo non è un'anomalia isolata: è il sintomo più visibile di uno squilibrio che pesa su tutto il Mezzogiorno, Trapani compresa. Secondo i dati Ivass più recenti, la Rc auto in Sicilia costa in media 409 euro a polizza, contro premi sensibilmente più bassi in gran parte del Centro-Nord. Nella nostra provincia il premio medio si attesta a circa 387 euro — meno di Catania (439 euro), Messina (428) e Palermo (422), ma comunque ben sopra la media nazionale. Sono proprio questi differenziali di prezzo, legati a incidentalità, sinistrosità storica e densità di popolazione, ad alimentare la ricerca di scorciatoie come quella polacca. Per ora il fenomeno resta concentrato nell'area napoletana, ma la logica economica che lo ha generato — assicurazioni care in territori con redditi medi più bassi — è la stessa che caratterizza buona parte del Sud, Sicilia occidentale inclusa. Non è un caso che le compagnie assicurative e le associazioni dei consumatori guardino con attenzione a come evolverà la vicenda: un giro di vite insufficiente rischia di trasformare un'anomalia partenopea in un modello esportabile, con conseguenze dirette anche sui premi che i cittadini della provincia di Trapani pagano ogni anno per assicurare la propria auto.