Gioventù bruciata: la rabbia dei giovani tra disagio sociale e violenza
Gioventù bruciata è un film del 1955 interpretato da James Dean, che racconta il disagio giovanile, l'incomprensione generazionale e anche la crisi della famiglia tradizionale negli Stati Uniti del dopoguerra.
Nel fine settimana scorso, il centro di Milano è stato saccheggiato e devastato da gruppi di manifestanti. Dai fermi effettuati è emerso che, su 271 persone accompagnate in questura, 220 sono minorenni, con la presenza di qualche dodicenne, ossia l'81%. In totale, 32 gli arrestati, di cui 23 minori, e 28 i denunciati, di cui 23 minori. Dei 271 accompagnati in questura, per 174 è scattato il fermo di prevenzione di polizia introdotto dall'ultimo decreto sicurezza.
Il bilancio è provvisorio, la condanna dei fatti è senza se e senza ma. L'approccio per la comprensione dell'accaduto lo ha fornito Sergio Mattarella: «Ci vuole un'analisi attenta e intelligente», per stabilire se i ragazzi coinvolti siano, citando il film, una «gioventù bruciata».
Nella mattinata di lunedì, diversi genitori dei ragazzini si sono radunati di fronte alla questura per sapere cosa succederà alla loro prole. Una mamma, parlando di suo figlio, ha detto: «Non so cosa fare».
Un'altra ha riferito di non sapere che il figlio fosse andato a Milano nel pomeriggio: «Era uscito insieme agli amici e a suo fratello».
Dopo il summit di lunedì scorso sulla sicurezza a Palazzo Chigi, la Meloni ha dichiarato: «La risposta dello Stato sarà ferma». S'ipotizza un decreto antiviolenti; intanto, sono stati inviati 500 militari in più a Milano.
Accogliendo il suggerimento del presidente della Repubblica, cos'è l'Italia in piazza? Sono migliaia di giovani che non riescono più a immaginare il proprio futuro. Perché il lavoro è quasi utopico e, quando si trova, non è pagato dignitosamente, se non addirittura in nero.
Le ragioni della rabbia, la loro comprensione, sono fondamentali per ridimensionarla. E sono: la precarietà, le disuguaglianze sociali, l'ingiustizia sociale. Il depauperamento dell'istruzione e della ricerca, l'assenza di luoghi d'associazione per i giovani, la carenza d'infrastrutture sportive.
E bisogna agire subito, perché il «Movimento 17 ottobre» e la rete «Italia in Piazza» hanno proclamato una «mobilitazione permanente ogni sabato», oltre che a Milano, a Roma, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Bari e Genova, a partire proprio dal 19 ottobre 2026. L'iniziativa prevede manifestazioni coordinate tramite social e Telegram, nate per protestare contro il carovita, i salari bassi e gli affitti insostenibili.
Condivido il pensiero del direttore Giacomo Di Girolamo: «È restituire speranza e opportunità a una generazione che sente di non avere più nulla da aspettarsi».
Anche perché, dettaglio non trascurabile, a Milano i promotori e la stragrande maggioranza dei manifestanti, quando sono iniziati gli atti vandalici, hanno abbandonato il corteo.
Vittorio Alfieri
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