Tir in Sicilia, fermo revocato a metà. Ma tra blocchi e scaffali vuoti la crisi resta
Una parte dei tir riparte, ma la Sicilia deve ancora uscire dalla crisi dei rifornimenti. Il Comitato trasportatori siciliani ha revocato il fermo dei servizi dopo il confronto di martedì con il ministro Matteo Salvini. Una decisione che apre alla ripresa della movimentazione delle merci nei porti, mentre restano da chiarire le intenzioni delle altre sigle e dei gruppi protagonisti dei blocchi stradali.
Nel frattempo, i disagi hanno raggiunto supermercati, aziende agricole, trasporti e raccolta dei rifiuti. In alcuni punti vendita mancano alimenti freschi, altrove scarseggia l’acqua. Anche in provincia di Trapani sono state segnalate carenze. E chi cerca i prezzi più bassi rischia di pagare due volte la crisi: con meno scelta sugli scaffali e con la necessità di fare acquisti altrove, spendendo di più.
Il Cts revoca il fermo, non tutta la protesta
La svolta è arrivata martedì 20 ottobre. Il Comitato trasportatori siciliani, coordinato da Salvatore Bella, ha annunciato la revoca della sospensione dei servizi per sbloccare la filiera logistica e dare un segnale di apertura al governo.
Secondo il Comitato, durante il confronto con Salvini è stata accolta «la quasi totalità delle istanze contenute nella piattaforma rivendicativa».
La decisione riguarda soprattutto le aziende impegnate nell’intermodalità, il trasporto che combina strada e nave. Durante il fermo, le imprese aderenti avevano lasciato i mezzi nei piazzali e sospeso la movimentazione dei semirimorchi dalle navi. La ripartenza è stata annunciata dalla serata di martedì.
Resta però lo stato di agitazione. Il Cts attende la soluzione delle questioni ancora aperte e avverte: «Vogliamo tornare a lavorare e non penalizzare ulteriormente il territorio, ma la revoca del fermo non è una cambiale in bianco».
Gli aiuti annunciati: cosa arriva e cosa deve aspettare
Il governo ha annunciato lo sblocco di risorse già stanziate e ulteriori interventi. Ma cifre e tempi vanno distinti.
Secondo il resoconto del Cts, gli impegni comprendono circa 104 milioni di euro del Sea Modal Shift, l’incentivo al trasporto combinato strada-mare, per le annualità 2023/2024 e 2025/2026. A questi si aggiungerebbero 50 milioni per la terza annualità, 2026/2027.
Sul gasolio, il Comitato indica lo sblocco di 430 milioni di credito d’imposta, relativi alle domande già presentate, da rendere disponibili nel cassetto fiscale.
Dopo il tavolo, il viceministro Edoardo Rixi ha parlato di una dotazione passata da 430 a circa 480 milioni, per coprire tutte le domande arrivate entro il 30 agosto, e di nuove risorse per settembre e ottobre. Per queste ultime, ha precisato, il credito d’imposta sarà nel 2027.
I 430 e i 480 milioni, dunque, non sono due fondi da sommare. E le risorse annunciate riguardano l’autotrasporto nazionale, non soltanto le imprese siciliane.
Gasolio e traghetti, due nodi ancora aperti
Due richieste del Cts non sono immediatamente attuabili: l’estensione per altri quattro mesi del credito d’imposta sul gasolio e i contributi per calmierare il costo dei biglietti dei traghetti sullo Stretto di Messina.
Secondo il Comitato, Salvini ha garantito che le coperture saranno affrontate attraverso il nuovo Tavolo permanente del Meridione d’Italia.
Il Cts annuncia inoltre il proprio coinvolgimento stabile nei tavoli istituzionali dedicati alla mobilità e ai trasporti. Una richiesta di rappresentanza che era stata al centro della mobilitazione.
Gli altri camionisti
L’accordo non chiude automaticamente tutte le proteste. Il fronte si era già diviso tra il Cts e l’Aias, l’Associazione imprese autotrasportatori siciliani guidata da Giuseppe Richichi, che ha annunciato iniziative autonome e chiarito di non sentirsi vincolata dalle intese raggiunte dal Comitato.
Accanto alle associazioni ci sono poi gruppi indipendenti, che rivendicano di rappresentare direttamente le proprie aziende e famiglie.
È in questo quadro che si riaffacciano alcuni protagonisti delle mobilitazioni dei Forconi: Richichi sul fronte dell’autotrasporto e Mariano Ferro, oggi coordinatore del Comitato agricoltori Sicilia.
Il loro ritorno non significa che tutte le manifestazioni appartengano a un movimento unico. Al contrario, la frammentazione è uno degli elementi della crisi: chi sottoscrive un accordo non necessariamente può far rientrare tutti i presidi.
Palermo e statale 189, i blocchi di martedì
Mentre a Milano si discuteva, a Palermo continuavano i presidi. In via Oreto e nelle strade vicine, all’ingresso della città, erano segnalati circa cento mezzi pesanti. Un’altra trentina si trovava in via Francesco Crispi, nell’area portuale.
Un autotrasportatore appena uscito dal porto ha raccontato di essere stato fermato mentre doveva effettuare le consegne: «Mi hanno detto di fermarmi e mi sono fermato. Non so quando potrò muovermi».
Il Cts ribadisce invece di non imporre il fermo ad altre imprese e prende le distanze da violenze e iniziative illegali. La propria protesta, precisa, riguarda la mancata movimentazione dei semirimorchi dalle navi.
Sulla statale 189 Palermo-Agrigento, al bivio Tumarrano, in territorio di San Giovanni Gemini, oltre quaranta mezzi tra camion e trattori hanno attuato un filtraggio dei veicoli commerciali pesanti, lasciando passare le automobili. Sul posto erano presenti le forze dell’ordine.
Sono le situazioni sulle quali resta da misurare l’effetto concreto dell’intesa raggiunta dal Comitato.
Nei supermercati mancano i freschi, ma non ovunque
La crisi degli approvvigionamenti continua a presentare un quadro diverso da zona a zona e da punto vendita a punto vendita.
Le carenze segnalate riguardano soprattutto frutta, verdura, carne, latte, pasta fresca, salumi e formaggi confezionati. In alcuni supermercati scarseggia anche l’acqua. Anche nel Trapanese, nei giorni scorsi, alcuni prodotti sono diventati temporaneamente indisponibili.
Non significa che tutti i negozi siano nelle stesse condizioni. Le informazioni raccolte nei giorni precedenti indicavano una parte della grande distribuzione ancora in grado di garantire i rifornimenti, pur con ritardi, mentre nei mercati popolari di Palermo e Catania non erano state segnalate analoghe carenze.
La revoca del fermo può alleggerire la pressione. Il ritorno alla normalità, però, richiederà il recupero delle consegne e la possibilità di raggiungere senza impedimenti magazzini e negozi.
La spesa diventa più difficile per chi deve risparmiare
Nei discount frequentati da chi deve tenere sotto controllo ogni euro, la mancanza di prodotti freschi riduce anche la possibilità di scegliere dove comprare. Cercare carne, latte o verdura in un altro supermercato può significare affrontare prezzi più alti.
In un punto vendita di via Roma, a Palermo, il contrasto era visibile: dolci natalizi già disponibili, mentre mancavano diversi alimenti della spesa quotidiana.
Una scena che non descrive tutti i supermercati siciliani, ma rende concreto il problema. Per una famiglia con il bilancio stretto, cambiare negozio non è sempre una soluzione indolore.
Autobus e rifiuti, i disagi superano i supermercati
Le conseguenze del fermo hanno coinvolto anche i servizi. Vengono segnalate riduzioni delle corse Ast nel Trapanese e nel Messinese, legate alla scarsità di gasolio. Le aziende private hanno indicato la necessità di concentrare il carburante disponibile sulle fasce protette e sui collegamenti utilizzati dai pendolari.
A Palermo, la Rap ha comunicato rallentamenti nella raccolta differenziata, nei rifornimenti agli autoparchi e nelle attività dei centri comunali di raccolta.
Le difficoltà a raggiungere gli impianti fuori città hanno inciso sul ritiro degli ingombranti e dei rifiuti elettronici e sul conferimento di plastica e organico. Sono rimaste bloccate anche autocisterne destinate al trasporto del percolato di Bellolampo.
L’azienda ha descritto una situazione sotto controllo, pur con disservizi. Anche in questo caso, la ripresa dei trasporti sarà il passaggio necessario per recuperare la regolarità.
Agricoltura, merce ferma e raccolti rinviati
Dall’altra parte della filiera ci sono i produttori, con ortaggi che rischiano di deteriorarsi prima di raggiungere i mercati.
A Vittoria, secondo quanto riferito lunedì dai concessionari, dall’inizio della protesta non erano partiti tir con la merce del mercato ortofrutticolo. Box vuoti, acquisti fermi e raccolti rinviati. Alcuni agricoltori hanno continuato a raccogliere per non danneggiare le piante, esponendosi però al rischio di perdere il prodotto.
Difficoltà sono state segnalate anche a Mazzarrone, per l’uva da tavola, e dal Consorzio del Pomodoro di Pachino Igp, che ha chiesto un intervento risolutivo pur esprimendo solidarietà agli autotrasportatori.
Confcommercio Sicilia ha stimato, sull’arco dei cinque giorni di protesta, un possibile danno complessivo tra 40 e 50 milioni di euro per grande distribuzione e filiera del fresco. Una stima dell’associazione, non un consuntivo definitivo.
Schifani: «Bene la revoca». De Leo chiede aiuti regionali
Il presidente della Regione Renato Schifani ha accolto con soddisfazione la decisione del Cts e ringraziato Salvini per l’esito del confronto.
«Il confronto ha dato risultati positivi e mi auguro che anche le questioni ancora aperte possano trovare presto una risposta», ha dichiarato. Schifani ha inoltre annunciato ulteriori risorse per il settore nel disegno di legge sulle variazioni di bilancio, ancora all’esame dell’Ars.
Il deputato regionale di Controcorrente Alessandro De Leo sostiene invece di avere individuato quasi 100 milioni di euro recuperabili attraverso lo stralcio delle norme tagliate dalla variazione di bilancio e chiede ristori urgenti contro il caro carburanti.
È una disponibilità rivendicata sulla base della sua analisi delle carte, non un fondo già assegnato alle aziende. «Le beghe politiche interne, almeno in questo momento, devono passare in secondo piano», afferma.
Dopo gli annunci, la verifica sarà sulle strade, nei porti e nei negozi: merci che tornano a viaggiare, servizi regolari e prodotti nuovamente disponibili.
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