Il caro carburanti accende la protesta degli autotrasportatori e la mobilitazione coinvolge anche la Sicilia. Da oggi, venerdì 16 ottobre, e fino alla mezzanotte di martedì 20 ottobre, una parte del settore dei trasporti merci ha proclamato il fermo dei mezzi per chiedere interventi contro l’aumento del costo del gasolio.
I camion resteranno parcheggiati nei piazzali e i semirimorchi carichi di merci non saranno ritirati dalle navi nei porti siciliani, con possibili ripercussioni sulla movimentazione delle merci e sulle attività economiche dell’Isola.
A guidare la protesta siciliana è il Comitato autotrasportatori siciliani, presieduto da Salvatore Bella. La mobilitazione si inserisce in un quadro di crescente tensione nel settore, con iniziative di protesta già avviate anche in Calabria, Campania, Puglia e Basilicata.
Le ragioni della protesta
Al centro della mobilitazione c’è l’aumento del prezzo del gasolio, che sta mettendo sotto pressione i bilanci delle imprese di autotrasporto. Secondo quanto denunciato dalle associazioni di categoria, le risorse stanziate lo scorso maggio per contrastare il caro carburante non sarebbero ancora arrivate a destinazione.
Il settore chiede quindi lo sblocco dei fondi e ulteriori misure di sostegno, mentre cresce la preoccupazione per le conseguenze dei rincari sulla sostenibilità economica delle aziende.
Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, ha parlato di proteste spontanee, non organizzate dalle associazioni di categoria, interpretandole come un segnale del disagio crescente tra gli imprenditori. Anche Unatras ha denunciato una situazione non più sostenibile per le imprese, sollecitando un intervento urgente del governo.
Il governo convoca un tavolo il 27 ottobre
Per affrontare la crisi, il governo ha convocato un tavolo di confronto per il 27 ottobre al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La data, tuttavia, arriva dopo il periodo di fermo annunciato dagli autotrasportatori siciliani, previsto fino al 20 ottobre.
Le associazioni chiedono tempi più rapidi e interventi concreti. Il rischio, avvertono i rappresentanti del settore, è che il malcontento si estenda e che una protesta nata da iniziative autonome possa trasformarsi in una più ampia paralisi del trasporto merci.
Allarme per le scorte di carburante
Alla protesta degli autotrasportatori si aggiungono le difficoltà nella distribuzione dei carburanti, segnalate in diverse aree del Mezzogiorno. In Puglia e Calabria sono state denunciate stazioni di servizio rimaste senza benzina e diesel, con lunghe code e disagi per gli automobilisti.
Tra i fattori indicati nel quadro di crisi figura anche lo sciopero della raffineria di Taranto, che contribuisce alle difficoltà della rete distributiva.
La situazione richiede attenzione anche per le possibili ricadute sulla logistica e sulle attività produttive. In Sicilia, il protrarsi del fermo dei mezzi potrebbe incidere sui flussi delle merci in arrivo e in partenza dai porti, mentre resta centrale la richiesta degli autotrasportatori di misure immediate contro il caro carburanti.