In Sicilia si stimano 7,9 miliardi di euro di evasione fiscale all'anno. Eppure i Comuni dell'Isola, attraverso la collaborazione con l'Agenzia delle Entrate, hanno incassato complessivamente appena 3.416 euro. In provincia di Trapani il dato è ancora più significativo: Marsala è l'unico Comune che compare nella graduatoria nazionale, mentre Trapani non ha ricevuto neppure un euro.
È quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'Ufficio studi della CGIA di Mestre, pubblicato il 10 ottobre, che analizza il contributo dei Comuni italiani alla lotta contro l'evasione fiscale.
Il quadro è quello di un sistema che funziona poco, soprattutto al Sud, dove il fenomeno dell'evasione è particolarmente diffuso.
Marsala prima in Sicilia, ma con appena 2.427 euro
Il dato che riguarda più da vicino il nostro territorio è quello di Marsala.
Nella classifica nazionale dei 304 Comuni che hanno ricevuto contributi per la collaborazione con il Fisco, Marsala occupa il 99° posto, con 2.427,14 euro incassati nel 2025 per l'attività di accertamento riferita al 2024.
È il risultato più alto della Sicilia. Ma basta guardare le cifre per capire quanto sia modesto.
Marsala precede Messina, che ha ricevuto 1.385 euro, Palermo con 738 euro e Catania con 530 euro.
E Trapani? Il Comune capoluogo compare nell'elenco delle amministrazioni che non hanno effettuato segnalazioni qualificate e non hanno incassato alcun contributo.
Non figurano nella graduatoria neppure gli altri Comuni della provincia, da Mazara del Vallo ad Alcamo, da Castelvetrano a Castellammare del Golfo.
Questo non significa che nei rispettivi territori non siano state svolte attività di contrasto all'evasione, ma che non risultano contributi attraverso lo specifico meccanismo di collaborazione con l'Agenzia delle Entrate analizzato dalla CGIA.
Come funziona il sistema delle segnalazioni
I Comuni possono aiutare l'Agenzia delle Entrate a individuare situazioni sospette di evasione fiscale.
Lo fanno attraverso le cosiddette segnalazioni qualificate, comunicazioni documentate che possono riguardare, per esempio, attività commerciali senza partita Iva, immobili non dichiarati, affitti irregolari, costruzioni abusive o persone che risultano residenti all'estero ma vivono stabilmente in Italia.
In cambio, una parte delle somme accertate viene riconosciuta all'amministrazione comunale.
Per gli accertamenti del 2024 la quota era del 50%. Dal 2026 è tornata al 100%.
Si tratta di risorse che potrebbero entrare nelle casse comunali ed essere utilizzate per finanziare servizi pubblici.
Ma lo strumento viene utilizzato pochissimo.
In tutta la Sicilia soltanto 13 Comuni
Il rapporto della CGIA fotografa una situazione particolarmente debole nell'Isola.
Su 391 Comuni siciliani, soltanto 13 risultano aver ottenuto contributi dalla collaborazione con il Fisco.
Complessivamente, le loro segnalazioni hanno portato ad accertamenti per circa 6.833 euro, con 3.416 euro riconosciuti alle amministrazioni locali.
Dopo Marsala, Messina, Palermo e Catania, troviamo Regalbuto con 541 euro, San Pietro Clarenza con 356 euro, Monterosso Almo con 325 euro e Pachino con 141 euro.
Le altre cifre sono ancora più basse: San Giuseppe Jato 100 euro, Ragusa 84 euro, Paternò 83 euro, Piazza Armerina 74 euro e Agrigento appena 7 euro.
In pratica, quasi tutti i Comuni siciliani restano fuori da questo sistema di collaborazione fiscale.
Evasione, lavoro nero e abusivismo: i numeri della Sicilia
Il dato dei Comuni diventa ancora più significativo se confrontato con le dimensioni dell'economia sommersa.
Secondo le stime riportate dalla CGIA, riferite al 2023, in Sicilia il gettito fiscale e contributivo evaso ammonta a 7,9 miliardi di euro, con un'incidenza del 18%, contro una media nazionale del 12,1%.
C'è poi il lavoro irregolare. Nell'Isola il tasso di irregolarità è del 14%, mentre in Italia si ferma al 10%.
Anche sul fronte dell'abusivismo edilizio i numeri sono elevati: secondo i dati Cresme relativi al 2022, in Sicilia si contano 48,2 costruzioni abusive ogni 100 costruzioni autorizzate, contro una media italiana di 15,1.
Sono fenomeni diversi, ma che mostrano quanto sia estesa l'area dell'irregolarità economica nell'Isola.
In Italia soltanto 304 Comuni collaborano con il Fisco
Il problema non riguarda soltanto la Sicilia.
In tutta Italia, su quasi 7.900 Comuni, appena 304, il 3,8%, hanno partecipato nel 2024 all'attività di accertamento fiscale attraverso le segnalazioni qualificate.
Il risultato è stato un accertamento complessivo di circa 5 milioni di euro, con 2,5 milioni riconosciuti agli enti locali nel 2025.
Per avere un termine di paragone, Genova ha ricevuto oltre 406 mila euro, Milano 376 mila e Prato 170 mila.
Cifre molto lontane da quelle siciliane.
Perché i Comuni fanno così poche segnalazioni?
La CGIA individua una prima spiegazione nella carenza di personale e di competenze specifiche.
Per segnalare un possibile evasore non basta un sospetto. Occorre raccogliere informazioni precise, documentare le irregolarità e trasmettere all'Agenzia delle Entrate elementi utili per gli accertamenti.
Un lavoro che richiede uffici preparati e personale formato.
Molti Comuni, inoltre, concentrano le proprie risorse sul recupero dei tributi locali, come Imu e Tari, che non rientrano nella graduatoria esaminata.
La CGIA solleva anche il tema della volontà politica di contrastare fenomeni diffusi sul territorio, ipotizzando che il timore di perdere consenso possa frenare alcune amministrazioni.
Le domande per i Comuni del Trapanese
I numeri del rapporto aprono alcune domande anche per le amministrazioni della provincia di Trapani.
Perché Marsala è l'unico Comune del territorio presente nella graduatoria? Perché Trapani non ha ricevuto alcun contributo? Gli altri Comuni hanno attivato procedure di collaborazione con l'Agenzia delle Entrate? Dispongono di personale e strumenti adeguati per farlo?
E soprattutto: quanto viene effettivamente recuperato ogni anno attraverso le altre attività di contrasto all'evasione, a cominciare dai tributi comunali?
Il rapporto della CGIA non fornisce una stima dell'evasione fiscale specifica per la provincia di Trapani. Ma mette in evidenza un dato preciso: nel meccanismo di collaborazione con il Fisco, il contributo dei Comuni trapanesi risulta quasi inesistente.
E in una regione dove l'evasione vale miliardi di euro, è un dato che merita di essere approfondito.