A Trapani l’emergenza idrica continua a lasciare dietro di sé contatori sigillati, cisterne da sanificare, famiglie costrette a pagare le autobotti private e domande ancora senza risposta.
Dopo mesi di disagi, il comitato cittadino spontaneo “L’acqua è un diritto di tutti” torna a rivolgersi alle istituzioni e, con una lettera datata 14 ottobre, chiede alla prefetta Daniela Lupo un intervento risolutivo.
Il documento, consegnato dopo l’incontro con la rappresentante del Governo, mette in fila le criticità segnalate dai residenti: informazioni frammentarie, un servizio sostitutivo giudicato insufficiente, incertezza sui rimborsi e costi che continuano a gravare sulle famiglie.
La richiesta è precisa: ottenere dall’amministrazione comunale e dagli enti coinvolti una data attendibile per la cessazione dell’emergenza e il ripristino della potabilità.
Autobotti, attese e informazioni che mancano
Il primo punto contestato dal Comitato riguarda la comunicazione.
Secondo i cittadini, dall’inizio dell’emergenza non sarebbe stata garantita una circolazione chiara e tempestiva delle informazioni sulla contaminazione, sulle eventuali bonifiche e sull’avanzamento dei controlli. In alcuni casi, denunciano, le notizie sarebbero state frammentarie o contraddittorie.
Il secondo problema è il rifornimento.
Infatti il servizio comunale tramite autobotti viene descritto come insufficiente, con tempi di attesa ritenuti incompatibili con le necessità quotidiane delle utenze rimaste senza acqua potabile.
Il Comitato lamenta inoltre l’assenza di un numero unico per le prenotazioni e di una lista d’attesa trasparente, con tempi di consegna verificabili.
Anche se nel frattempo il numero unico è stato reso noto: 0923.1830063.
Una situazione che si trascina da mesi e che ha costretto numerose famiglie a organizzarsi autonomamente per assicurarsi l’acqua. La delibera di Giunta comunale numero 432 del 30 settembre aveva preso atto della presenza di circa 154 contatori ancora chiusi e sigillati, aprendo alla possibilità di utilizzare autobotti private in possesso dei requisiti previsti per il trasporto di acqua potabile.
Una soluzione arrivata dopo le difficoltà registrate con i mezzi disponibili, ma che non ha cancellato le preoccupazioni dei residenti sui costi e sulle modalità concrete di accesso al servizio.
Il nodo dei rimborsi e delle cisterne da sanificare
La questione economica è uno dei punti più delicati della lettera. I cittadini contestano di dover anticipare le somme necessarie per acquistare l’acqua e pagare il trasporto, sostenendo di fatto due costi: quello dell’acqua e quello della consegna. A questo si aggiungono le spese per lo svuotamento, la pulizia e la sanificazione delle cisterne, necessarie dopo gli episodi di contaminazione.
Secondo il Comitato, il provvedimento comunale sulle autobotti private non offrirebbe garanzie sufficienti sui tempi e sulle modalità dei rimborsi.
I residenti chiedono criteri chiari, un tariffario definito e indicazioni precise sulle spese ammissibili, comprese quelle sostenute per la bonifica degli impianti domestici.
Il tema era già emerso nel confronto tra il Comitato e l’amministrazione comunale. In quell’occasione il sindaco Giacomo Tranchida aveva richiamato la necessità di verificare che le spese fossero direttamente riconducibili all’emergenza e che l’acqua fosse proveniente da fonti controllate.
Una cautela amministrativa che, tuttavia, non ha sciolto i dubbi delle famiglie su come e quando potranno recuperare le somme anticipate.
Il dissalatore e il rischio del doppio pagamento
Nella lettera alla prefetta viene sollevata anche una questione relativa al finanziamento pubblico dell’approvvigionamento idrico attraverso il dissalatore.
Il Comitato sostiene che lo Stato abbia già stanziato 10 milioni di euro per il 2025 e 11 milioni per il 2026 per questa finalità.
Da qui la richiesta di chiarire perché ai cittadini venga chiesto un ulteriore contributo per l’approvvigionamento, nonostante le risorse pubbliche indicate nel documento.
Per il Comitato, è necessario verificare la destinazione dei finanziamenti e spiegare con trasparenza quali costi siano effettivamente a carico degli utenti.
Si tratta di una contestazione formulata dai cittadini, che richiede un riscontro documentale da parte degli enti competenti: la presenza di stanziamenti pubblici, infatti, non chiarisce da sola quali voci di spesa siano coperte né le condizioni di eventuali contributi richiesti alle utenze.
«Da mesi viviamo senza certezze»
La lettera riporta anche la testimonianza di Vincenzo, residente in via Tunisi, che racconta quanto accaduto al proprio condominio nel mese di agosto. L’acqua sarebbe risultata contaminata, con la conseguente chiusura della presa idrica, ma senza che fosse chiaro quando il problema si fosse verificato.
Il residente riferisce inoltre che un condominio vicino avrebbe continuato a ricevere acqua attraverso le autobotti. Una circostanza che, secondo la sua testimonianza, avrebbe alimentato i sospetti e la richiesta di verifiche sulla potabilità.
«Chiarezza e trasparenza zero; l’incertezza più assoluta», scrive il cittadino, descrivendo le difficoltà affrontate per assicurare l’acqua alla propria famiglia e le preoccupazioni per chi non dispone delle risorse necessarie ad anticipare il costo del rifornimento.
Nella stessa lettera il Comitato richiama la situazione di famiglie con bambini e persone che, da mesi, devono riorganizzare la propria quotidianità per far fronte alla mancanza di acqua utilizzabile.
La richiesta alla Prefettura
Il Comitato chiede ora alla prefetta Daniela Lupo di attivare un intervento che coinvolga anche competenze tecniche e risorse esterne al contesto locale, nella convinzione che l’amministrazione comunale non disponga da sola di mezzi e personale sufficienti per individuare le cause della contaminazione e risolvere definitivamente il problema.
La richiesta conclusiva è quella di ottenere una data certa e verificabile per la fine dell’emergenza, insieme a un percorso trasparente per il ripristino della potabilità e la riapertura delle utenze.
L’incontro in Prefettura del 12 ottobre si è svolto in un clima definito costruttivo dal Comitato, ma non ha prodotto una soluzione immediata.
La questione resta dunque aperta: mentre si attendono verifiche e provvedimenti, le famiglie chiedono di sapere quando potranno tornare a utilizzare l’acqua dei rubinetti e chi sosterrà le spese accumulate in questi mesi.
Per il Comitato, il punto non è più soltanto garantire rifornimenti provvisori, ma restituire ai cittadini un servizio essenziale, con responsabilità definite, informazioni accessibili e tempi che possano essere finalmente rispettati.