In Sicilia, se si vuole arrivare puntuali alla destinazione, non basta più partire con un certo anticipo.
Siamo in una regione dove un normale tragitto da percorrere in automobile può trasformarsi, soprattutto lungo le arterie secondarie, in una sorta di percorso a ostacoli, per non dire peggio.
In questi giorni si fa un gran parlare persino del rischio delle chiusura di alcuni tratti delle autostrade. Qualche alta divinità scesa dall’Olimpo, sotto le mentite spoglie di alcuni ispettori ministeriali, ha confermato la loro pericolosità, cosa che da tempo gli utenti sapevano.
Situazioni intollerabili quelle della viabilità isolana denunciate persino (lo apprendiamo mentre scriviamo) da un sofisticato senatore come Carlo Calenda, il quale candidamente ha scoperto che “la Sicilia è trascurata come neanche un Paese del terzo mondo”.
Dopo le autostrade, per la certificazione dello stato di dissesto in cui versano le anonime strade provinciali si aspetta forse altri messaggeri alati inviati da altri dei minori?
Strade tutte caratterizzate da buche, avvallamenti, cedimenti della carreggiata, tratti sconnessi, fango e detriti.
Un triste campionario di una viabilità che, in troppe zone dell’Isola, sembra essere diventata una questione affidata più alla resistenza degli automobilisti che alla loro manutenzione.
E la strada provinciale 29 Trapani-Salemi rappresenta, in questo quadro, uno dei casi piu’ emblematici che torna periodicamente sotto i riflettori, ma che e’ il tormento quotidiano di centinaia di cittadini utenti.
E non si tratta di una strada marginale, tutt’altro. È una delle arterie utilizzate quotidianamente da pendolari, studenti e cittadini provenienti dai numerosi paesi dell’entroterra che devono raggiungere il capoluogo provinciale quotidianamente.
Una strada, dunque, che dovrebbe garantire sicurezza, efficienza e condizioni di percorrenza adeguate.
Invece, secondo quanto segnalato dalla consigliera comunale di Salemi Giuseppina Spagnolo, in diversi punti il manto stradale presenterebbe cedimenti e tratti sconnessi al punto tale da renderne pericolosa la circolazione.
E quando arrivano le piogge, la situazione rischia di complicarsi ulteriormente: fango e detriti si riversano sulla carreggiata, mentre il deflusso delle acque aggiunge un altro elemento di criticità.
La strada che aspetta da anni di essere rifatta
La consigliera Spagnolo ha rivolto al presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, una richiesta precisa: effettuare al piu’ presto un sopralluogo sull'intera arteria e procedere con urgenza agli interventi necessari per mettere quanto meno in sicurezza i tratti maggiormente compromessi.
Una richiesta che, al di là degli schieramenti politici, pone una domanda molto semplice: quanto bisogna ancora aspettare prima che una strada venga considerata sufficientemente pericolosa da meritare un intervento di rifacimento?
Sia chiaro. Il problema della manutenzione delle strade in generale, non solo quelle siciliane, non è soltanto un fatto estetico.
Una buca non è semplicemente una brutta immagine da nascondere. Un cedimento non è soltanto un inconveniente di poco conto. Un tratto invaso dal fango non deve essere il pretesto per l’ennesima fotografia da consegnare all'ennesima denuncia sui social.
Qua si sta parlando di sicurezza.
E quando una strada viene utilizzata ogni giorno da centinaia di persone, tra lavoratori e studenti, il problema assume una dimensione ancora più seria.
Milioni a gara, ma quando si interviene concretamente?
C'è però un elemento che rende la vicenda della SP 29 ancora più difficile da comprendere.
Per la sistemazione dei tratti in frana o in dissesto della provinciale di cui stiamo parlando risulta infatti avviata una gara per lavori di manutenzione straordinaria, con un importo a base di gara di 2.310.539,85 euro.
Una cifra che, sulla carta, dovrebbe rappresentare una risposta concreta a una situazione che si prolunga ormai da tanti anni.
Ma proprio per questo la domanda diventa inevitabile: a che punto è la procedura, quanto ancora i cittadini dovranno attendere?
Ce lo chiediamo noi, semplici cronisti con le scarpe infangate, oltre alla consigliera comunale Spagnolo: quali sono i tempi previsti per la consegna e l'avvio dei lavori?
Domande legittime, oltre che necessarie. O no?
Abituati come siamo ormai ai tempi indefiniti della pubblica amministrazione tra il momento dell'annuncio e quello della consegna dei lavori, tra una gara d’appalto espedita e un cantiere avviato, infatti, possono trascorrere mesi, se non anni; e poco conta se nel frattempo i cittadini utenti sono costretti a subire i disservizi e le perenni criticità.
Lo sappiamo bene noi che in questa terra ci viviamo da anni, come sappiamo che la SP 29, di cui stiamo parlando, è soltanto un tassello di un problema molto più vasto.
La viabilità siciliana porta addosso i segni di anni di manutenzione insufficiente e precara, interventi frammentari, dissesti, frane e infrastrutture che troppo spesso vengono ricordate soltanto quando la situazione diventa emergenziale.
In Sicilia abbiamo il vezzo di descrivere ogni volta il maltempo come un evento inaspettato, nonostante sia un fenomeno tutt'altro che imprevedibile. E così ogni inverno, ad ogni cambio di stagioni, si ripropone lo stesso copione.
Piove. La strada si allaga, si deteriora. Il fango invade la carreggiata. Qualcuno segnala il problema. Arrivano fotografie e i comunicati. Si parla di sopralluoghi. Si annunciano interventi. Poi, magari, si apre una gara. E nel frattempo la strada continua a essere percorsa tra mille disagi.
È un meccanismo infernale che, se protratto nel tempo, rischia di trasformare la manutenzione ordinaria in una permanente gestione dell'emergenza.
La richiesta di Giuseppina Spagnolo ha messo dunque il dito su una questione che dovrebbe superare qualsiasi contrapposizione politica, o meglio, partitica.
Qui non si tratta di assegnare meriti o colpe.
Si tratta solo di sapere se una strada utilizzata quotidianamente da studenti, lavoratori e cittadini sia sicura e quando gli automobilisti potranno finalmente percorrere la SP 29 senza dover prestare attenzione a buche, cedimenti, fango e detriti.
«Chiedo- ha scritto la consigliera Spagnolo- che venga effettuato quanto prima un sopralluogo sull'intera arteria e che si proceda in via d'urgenza ai lavori necessari per mettere in sicurezza i punti in cui la carreggiata ha ceduto o risulta sconnessa. Occorre intervenire anche per rimuovere fango e detriti e garantire il deflusso delle acque».
Richieste semplici. Ma che paradossalmente diventano complicate e prive di risposte certe, vivendo in una terra in cui la normalità non ha diritto di asilo.
Franco Ciro Lo Re