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29/09/2026 06:00:00

Regionali 2027: il campo progressista cerca unità ma si affolla di candidati

A parole, nel campo progressista siciliano, la strada sembra tracciata: costruire un programma comune, trovare una sintesi tra i partiti e presentarsi uniti alle regionali del 2027. Nei fatti, però, prima ancora di accordarsi sul progetto, gli alleati devono decidere chi lo guiderà. E i nomi, anziché diminuire, aumentano.

Il Partito democratico ha annunciato che proporrà un proprio candidato. Tra le figure di cui si discute ci sono Giuseppe Provenzano e Antonello Cracolici, ma una scelta ufficiale non è ancora arrivata. Il Movimento 5 Stelle ha Nuccio Di Paola, che ha già dato la propria disponibilità. Ismaele La Vardera, alla guida di Controcorrente, continua a lavorare alla sua candidatura e non mostra intenzione di farsi da parte. Il confronto sul programma esiste; quello sulla leadership promette di essere assai più difficile.

 

 

La carta di Renzi

A complicare il quadro potrebbe arrivare una mossa dalla Leopolda, in programma a Firenze dal 2 al 4 ottobre. Secondo le indiscrezioni, Matteo Renzi starebbe valutando di lanciare Pietro Bartolo, medico di Lampedusa ed ex europarlamentare del Pd, come candidato alla presidenza della Regione per Casa Riformista. Per ora è un’ipotesi, non un’investitura ufficiale. Ma basterebbe a portare un altro nome al tavolo del centrosinistra. Bartolo ha aderito al progetto politico promosso da Italia Viva dopo aver lasciato il Pd.

Per Renzi la Sicilia è anche una prova di rilancio. Alle Regionali del 2022 la lista Azione–Italia Viva–Calenda raccolse circa il 2,1% e non elesse deputati all’Ars. Oggi le strade di Renzi e Calenda sono separate, ma quel risultato misura la distanza tra l’ambizione di incidere nella scelta del candidato presidente e la forza elettorale dimostrata allora nell’Isola.

 

Primarie: soluzione o nuova frattura?

Se non arriverà un accordo, il campo progressista potrebbe tornare alle primarie. Sarebbero gli elettori, e non soltanto gli iscritti ai partiti, a scegliere il candidato alla presidenza. Una competizione aperta potrebbe dare forza a chi vince, a condizione che tutti accettino poi il risultato e sostengano la stessa candidatura.

È qui che riaffiora il precedente del 2022. Caterina Chinnici vinse le primarie della coalizione, ma il Movimento 5 Stelle ritirò successivamente il proprio sostegno e si presentò alle regionali con Nuccio Di Paola. Il rischio di un «2022 bis» non sta dunque nel votare alle primarie, ma nel considerarle sufficienti, da sole, a risolvere dissensi politici ancora aperti.

Fuori da questo percorso resta Azione di Carlo Calenda, che ha evocato per la Sicilia un intervento diretto dello Stato e una gestione statale di lungo periodo. Su un altro fronte lavora Cateno De Luca: mentre costruisce il suo «Governo di Liberazione», sui social racconta di essere stato coinvolto come consulente nella stesura dello statuto e dei regolamenti di un nuovo progetto politico nazionale, di cui sostiene che non sarà il protagonista. Annuncia novità per ottobre, senza chiarire ancora quali effetti avranno sugli equilibri regionali.

Ottobre, dunque, potrebbe aggiungere altre mosse alla partita siciliana. Per il campo progressista la domanda resta una: riuscirà a trasformare i propositi di unità in un’intesa che regga anche dopo la scelta del candidato?

 



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