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29/09/2026 06:00:00

Il MaB Unesco. Ecco cosa c’è davvero nella candidatura delle saline trapanesi

Dopo mesi di polemiche su confini, porto e possibili vincoli, adesso c’è il dossier. Più di 200 pagine per candidare la fascia tra Trapani e Marsala a Riserva della Biosfera. Tp24 lo analizza in quattro puntate. Partiamo dalla domanda più semplice, e forse meno spiegata: che cos’è davvero il MaB Unesco?

 

Per mesi si è discusso della candidatura MaB Unesco delle Saline di Sicilia. Si è discusso del porto di Trapani, dei confini, dei vincoli, delle imprese, del ruolo dei salinai. Si è discusso molto anche senza avere davanti il documento completo.

Adesso il dossier c’è. È un documento di oltre 200 pagine che prova a raccontare, descrivere e soprattutto progettare una grande fascia di territorio della Sicilia occidentale, da Trapani a Marsala, passando per Paceco e Misiliscemi.

La candidatura ha superato il vaglio nazionale. Il 9 settembre è arrivato il via libera della Commissione tecnica nazionale italiana per il programma MaB, riunita al Ministero dell’Ambiente. Il 25 settembre il dossier è stato firmato alla Camera di Commercio di Trapani e avviato verso la Rappresentanza permanente italiana presso l’Unesco a Parigi. Ma questo è il primo punto da chiarire: le Saline di Sicilia non sono ancora una Riserva della Biosfera Unesco. La decisione finale spetta all’organizzazione internazionale.  

 

Prima cosa: MaB non significa “Patrimonio dell’Umanità”

Quando si pronuncia la parola Unesco si pensa subito ai siti Patrimonio dell’Umanità. Ma qui parliamo di un'altra cosa.

Il MaB, acronimo di Man and the Biosphere, “L’Uomo e la Biosfera”, è un programma scientifico intergovernativo dell’Unesco nato nel 1971. Il suo obiettivo non è semplicemente proteggere luoghi belli o incontaminati, ma sperimentare un rapporto possibile tra conservazione della natura, attività umane e sviluppo economico. Oggi la rete mondiale comprende 797 Riserve della Biosfera in 145 Paesi.

È una differenza sostanziale.

Un sito Patrimonio Mondiale viene riconosciuto per il suo “eccezionale valore universale”. Una Riserva della Biosfera viene invece individuata come territorio nel quale provare a far convivere biodiversità, economia, ricerca e comunità locali. Sono due programmi diversi dell’Unesco e possono anche sovrapporsi, ma non sono la stessa cosa.

 

In altre parole: il MaB non nasce per mettere un territorio sotto una campana di vetro.

Anzi, nel caso trapanese è proprio l'attività dell'uomo uno degli argomenti centrali della candidatura.

Il paradosso delle saline: la natura l’ha costruita anche l’uomo

È probabilmente il concetto più interessante dell'intero dossier.

Le saline sono ambienti artificiali. Quelle vasche, quegli argini, quei canali non li ha costruiti la natura. Sono il risultato di secoli di lavoro umano, della produzione del sale e della gestione dell'acqua.

Eppure proprio quell'intervento umano ha creato un ecosistema di enorme valore.

Il dossier definisce il “cuore” della candidatura il paesaggio culturale delle saline, modellato da un'attività produttiva documentata almeno dall'epoca fenicia. Le vasche con differenti livelli di salinità, gli argini, gli isolotti e i canali hanno prodotto una varietà di habitat che ospita flora e fauna specializzate e costituisce un punto fondamentale nelle rotte migratorie degli uccelli tra Europa e Africa. 

È qui che si capisce il senso del MaB.

Non si tratta di scegliere tra l'uomo o la natura. La tesi della candidatura è esattamente opposta: in questo territorio la biodiversità esiste anche perché per secoli l'uomo ha coltivato il sale.

Il dossier arriva a sostenere che la continuità della salicoltura è essenziale per mantenere questo paesaggio. L'abbandono delle saline viene considerato un rischio non solo economico e culturale, ma anche ambientale.  

Quindi salinai, imprese e produzione non sono corpi estranei alla futura Riserva. Dovrebbero esserne parte integrante.

Ed è anche per questo che il confronto con gli operatori economici, nei mesi scorsi, è stato così importante.

 

Le tre parole del MaB: conservare, sviluppare, conoscere

Tutto il progetto ruota intorno a tre funzioni.

La prima è conservare: biodiversità, habitat, paesaggio, specie animali e vegetali, mulini, bagli e cultura materiale delle saline.

La seconda è sviluppare: attività economiche compatibili con il territorio. Il dossier cita esplicitamente produzione del sale, viticoltura, olivicoltura, pesca, turismo naturalistico e culturale, economia circolare e blu. L'obiettivo dichiarato è far sì che la tutela ambientale produca anche economia e lavoro, invece di essere percepita soltanto come un limite.  

La terza funzione è quella che l'Unesco chiama supporto logistico. Tradotto: ricerca, monitoraggio, formazione ed educazione ambientale. Le saline dovrebbero diventare un grande laboratorio per studiare biodiversità, cambiamenti climatici, innalzamento del mare, ecosistemi costieri e nuovi modelli economici sostenibili.  

È questa combinazione a distinguere una Riserva della Biosfera da una semplice area naturale protetta.

 

 

Non è un nuovo Stato dentro lo Stato

C'è poi un altro equivoco da sgombrare.

Il riconoscimento MaB non consegna il territorio all'Unesco. Le Riserve della Biosfera rimangono sotto la piena giurisdizione degli Stati nei quali si trovano. L'Unesco attribuisce un riconoscimento internazionale e inserisce il territorio nella propria rete mondiale, ma non diventa proprietario né amministratore dell'area. 

Questo non significa, però, che sia soltanto un bollino turistico.

Il sistema MaB funziona attraverso una zonizzazione: ci sono aree core, destinate principalmente alla conservazione; aree buffer, cioè cuscinetto; e una più ampia transition area, dove vivono e lavorano le persone e nella quale devono essere promosse attività economiche e forme di gestione sostenibili. È il modello previsto dall'Unesco. 

Ed è proprio sulla delimitazione di queste tre zone che a Trapani si è consumata gran parte dello scontro degli ultimi mesi.

Quanto territorio entra? Quali saline? Dove passa il confine? Perché dentro ci sono pezzi delle città? Perché l'aeroporto di Birgi sì e il porto di Trapani alla fine no?

Cosa vuole fare, concretamente, la candidatura

Il dossier riassume l'intero progetto in tre grandi obiettivi.

Il primo è proteggere e valorizzare il paesaggio culturale delle saline e gli habitat che questo sistema produttivo ha generato.

Il secondo è costruire un'agenda comune tra territori, amministrazioni, imprese e soggetti sociali, mettendo insieme progetti che oggi procedono spesso separatamente.

Il terzo è trasformare l'area in un “grande laboratorio di sostenibilità a cielo aperto”, dedicato a ricerca, formazione e sperimentazione con una prospettiva mediterranea.  

È questa, in fondo, la scommessa.

Perché tra Trapani e Marsala esistono già due riserve naturali, aree Natura 2000, vincoli paesaggistici, produzioni agricole, saline industriali e artigianali, turismo, cantine, un aeroporto, due città e decine di migliaia di residenti.

Il MaB dovrebbe provare a mettere insieme ciò che oggi è frammentato.

Ma il progetto non è ancora il Piano

Ed è qui che bisogna distinguere il riconoscimento dal racconto promozionale.

Il dossier contiene obiettivi, ipotesi, sistemi di governance, attività da sviluppare. Ma ammette espressamente che un Piano di gestione specifico della futura Riserva della Biosfera ancora non esiste. Dovrà essere costruito successivamente, coinvolgendo amministrazioni, associazioni, categorie economiche e cittadini.  

Anche il piano economico-finanziario per le attività successive alla candidatura, nel documento, risulta ancora “in via di definizione”.  

Questo è un elemento importante.

Il MaB non porta automaticamente soldi, non risolve i problemi delle saline e non trasforma per decreto il territorio. Può offrire una cornice internazionale, una rete, maggiore capacità progettuale e un marchio territoriale forte. Poi bisogna riempire quella cornice di cose concrete.

Per questo, se Parigi dirà sì, il riconoscimento non sarà il punto di arrivo. Sarà l'inizio del lavoro vero.

Prima, però, bisogna capire esattamente dove dovrebbe nascere questa Riserva della Biosfera.

Perché la mappa racconta molto più di quanto suggerisca il nome “Saline di Sicilia”.

 

Nella prossima puntata entreremo dentro quei confini: 10.172 ettari tra terra e mare, cinque aree core, due grandi zone cuscinetto e una vasta area di transizione che arriva dentro Trapani e Marsala, attraversa Paceco e Misiliscemi e comprende anche l'aeroporto di Birgi.



Inchieste | 2026-09-28 06:00:00
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