La spiaggia di San Vito Lo Capo continua a perdere sabbia e Legambiente chiede alle istituzioni di intervenire con un’azione coordinata. Il Circolo Legambiente Pizzo Cofano ha inviato il 23 settembre una richiesta formale al Comune di San Vito Lo Capo, all’Autorità di bacino del Distretto idrografico della Sicilia, alla Regione Siciliana e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, chiedendo un aggiornamento dello stato della costa e misure urgenti per affrontare il fenomeno dell’erosione.
L’iniziativa arriva dopo la campagna #SSVLC – Salviamo San Vito Lo Capo, lanciata nel giugno 2025, che ha raccolto 1.632 firme. Secondo Legambiente, quelle adesioni hanno rappresentato il punto di partenza per una ricognizione degli strumenti di pianificazione, degli studi scientifici e degli atti amministrativi che negli anni hanno riguardato la spiaggia.
Una spiaggia che non riceve nuova sabbia
Il problema, sottolinea l’associazione, non è recente. La spiaggia di San Vito Lo Capo è una cosiddetta “pocket beach”, un sistema costiero racchiuso tra due promontori e privo di apporti fluviali significativi. La sabbia viene quindi redistribuita all’interno della baia, ma non esiste un naturale apporto esterno in grado di compensare le perdite.
I primi studi sull’evoluzione del litorale risalgono a oltre trent’anni fa. Già nel 2004, la Relazione generale del Piano per l’Assetto Idrogeologico segnalava problemi di assottigliamento della spiaggia e l’affioramento di scogli sommersi.
Legambiente richiama inoltre quanto scritto dalla stessa amministrazione comunale nel 2022, secondo cui lo squilibrio del litorale sarebbe «principalmente dovuto» all’attività antropica e, in particolare, alla costruzione del porto e al successivo ampliamento del molo di sopraflutto.
I diversi piani fotografano una costa diversa
Uno degli elementi evidenziati dall’associazione riguarda la disomogeneità e l’aggiornamento dei dati utilizzati dagli strumenti di pianificazione.
Il Piano per l’Assetto Idrogeologico classifica 387 metri lineari di costa in una condizione di pericolosità bassa, utilizzando però una linea di costa rilevata nel 2003.
Il Piano regionale contro l’erosione costiera del 2020 individua invece 905 metri lineari interessati dall’erosione, attribuendoli alla classe di pericolosità media secondo la propria metodologia. Le classificazioni, sottolinea Legambiente, non sono direttamente confrontabili perché fanno riferimento a scale differenti.
Anche il Piano di utilizzo del demanio marittimo adottato nel 2022 conferma la linea di costa riportata nel sistema informativo demaniale, senza però specificare quando e con quali modalità sia stata effettuata quella rilevazione.
Secondo l’associazione, l’ultimo dato disponibile risalirebbe al 2019. Da allora, sostiene Legambiente, non sarebbe stato effettuato un nuovo rilievo complessivo capace di misurare l'evoluzione della linea di riva, compresi gli effetti degli eventi meteomarini che hanno interessato la costa nel gennaio 2026, durante i quali è stato dichiarato lo stato di emergenza.
«Aggiornare i dati prima delle nuove pianificazioni»
La questione assume particolare rilievo perché il Comune è impegnato contemporaneamente su diversi strumenti destinati a incidere per anni sull'assetto del territorio: Piano Urbanistico Generale, Piano Regolatore Portuale e revisione del Piano di utilizzo del demanio marittimo.
Per Legambiente il rischio è che questi strumenti vengano costruiti utilizzando una rappresentazione della costa non più attuale.
Da qui la richiesta di aggiornare innanzitutto i dati sulla linea di riva e sulla dinamica dell'erosione, prima che le nuove pianificazioni vengano definite.
Ventidue richieste alle istituzioni
Nell'istanza inviata agli enti sono contenute 22 richieste, differenziate in base alle competenze dei diversi soggetti istituzionali.
Al Comune di San Vito Lo Capo viene chiesto, tra le altre cose, di avviare l'aggiornamento della classificazione della spiaggia nel PAI, inserire un nuovo rilievo della linea di riva nella revisione del piano demaniale e verificare gli strumenti urbanistici e portuali alla luce dell'attuale situazione erosiva.
Legambiente chiede inoltre che eventuali interventi di ripascimento siano dimensionati sulla base dell'effettiva entità del fenomeno e accompagnati da programmi di monitoraggio.
All'Autorità di bacino viene chiesto di verificare la classificazione del tratto di costa sulla base dei dati più recenti e di chiarire lo stato delle attività previste dopo l'emergenza del gennaio scorso.
Alla Regione Siciliana l'associazione chiede di dare seguito alle indicazioni contenute nel Piano regionale contro l'erosione costiera e di estendere anche al litorale trapanese la programmazione per ambiti costieri omogenei.
Infine, al Ministero dell'Ambiente viene chiesto di considerare il caso di San Vito Lo Capo nell'ambito delle strategie nazionali di difesa della costa e di indicare i possibili canali di finanziamento.
La proposta: un tavolo tecnico permanente
Il punto centrale della proposta di Legambiente è però la creazione di un tavolo tecnico permanente che riunisca le istituzioni competenti e coinvolga stabilmente università, enti di ricerca e specialisti della dinamica dei litorali.
Una soluzione che, secondo l'associazione, consentirebbe di superare una gestione frammentata del problema e di costruire una strategia fondata su monitoraggi continui e dati aggiornati.
Legambiente ricorda inoltre che lo stesso Piano regionale contro l'erosione costiera suggerisce l'istituzione di una conferenza di servizi permanente.
Il Circolo ha chiesto agli enti un riscontro entro trenta giorni, dichiarandosi disponibile a un incontro congiunto. L'obiettivo indicato dall'associazione è arrivare alla costituzione del tavolo permanente e a una strategia condivisa per la tutela della spiaggia.
La campagna #SSVLC – Salviamo San Vito Lo Capo resta intanto aperta. Il testo integrale dell'istanza è stato reso disponibile dal Circolo, che annuncia di voler continuare a seguire il confronto con le istituzioni fino alla definizione degli interventi sulla costa.