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29/09/2026 14:11:00

Trapani, rifiuti, Tari e... il populismo

Un'altra seduta di ordinaria paralisi é andata in cena ieri era  a Palazzo Cavarretta. 

 

Il quarto atto di una pochade politica che ormai non fa più ridere nessuno, che però ieri aveva un pubblico d'eccezione : i 15 lavoratori di Formula Ambiente a rischio licenziamento. 

Che erano lì per capire se il massimo consesso civico avrebbe fornito loro delle risposte.

 

Ed in effetti, delle risposte la politica le ha date: risposte semplici a domande complesse, licenziabili - anche loro - con l'aggettivo "populiste".

 

Perché la quarta seduta consecutiva del Consiglio Comunale di Trapani è stata sospesa e rinviata. Motivo ufficiale? L'opposizione punta i piedi: senza la nomina formale del nuovo segretario generale (individuato in Michele Iacono) o di un vice, non si procede.

Ma mentre la politica si avvita sui cavilli burocratici, sulle decadenze dei consiglieri e sui giochi di sponda tra maggioranza e minoranza, fuori dall'aula ci sono 15 famiglie che non dormono la notte, perché  rischiano il licenziamento in tronco a causa del mancato adeguamento del PEF (Piano Economico Finanziario) dei rifiuti.

 

Il ricatto dei numeri e la trappola del PEF

La matematica della discordia è semplice quanto spietata.

Il Comune di Trapani ha chiesto a Formula Ambiente una contrazione del servizio pari a oltre 251 mila euro. È questa la cifra indicata nelle comunicazioni sindacali alla base della vertenza. E la riduzione delle prestazioni rischia di avere una conseguenza occupazionale.

Ma qui bisogna fermarsi un attimo.

Perché è proprio nella semplificazione che rischia di nascondersi il problema.

 

Il PEF non è un bancomat. E non è nemmeno un documento che il Consiglio comunale può gonfiare o sgonfiare a piacimento per decidere quanti netturbini devono lavorare.

Il PEF è il Piano economico finanziario del servizio rifiuti. Dentro ci sono i costi riconosciuti del servizio: raccolta, trasporto, trattamento, spazzamento, personale, mezzi, costi di gestione e le altre componenti previste dal metodo tariffario.

 

Per il quadriennio 2026-2029 il riferimento è il nuovo MTR-3 di ARERA, approvato con la delibera 397/2025. L'Autorità stabilisce le regole con cui vengono determinati i costi efficienti e le entrate tariffarie di riferimento.

 

Tradotto dal burocratese: prima si deve capire quanto costa il servizio secondo le regole, poi si determina come quel costo viene coperto attraverso la tariffa.

 

Ed è qui che entra in scena la TARI.

La tassa sui rifiuti non è una specie di salvadanaio dal quale il Comune può prendere o mettere soldi a seconda delle convenienze politiche. Il sistema tariffario deve assicurare la copertura dei costi del servizio secondo la disciplina prevista dalla legge e dalla regolazione ARERA.

Quindi la domanda non è semplicemente: "Aumentiamo o non aumentiamo la TARI?".

La domanda seria è: quanto costa il servizio che vogliamo garantire ai cittadini e come intendiamo finanziarlo?

 

Dove entrano i 15 lavoratori

È a questo punto che il PEF incontra Formula Ambiente.

Se il servizio viene ridotto e il corrispettivo dell'appalto viene conseguentemente ridimensionato, l'azienda deve riorganizzare le proprie prestazioni. E una riduzione delle attività può avere effetti anche sul personale.

Pef, Tari ed occupazione sono pezzi della tessa filiera. 

Il PEF definisce il quadro economico del servizio. La TARI contribuisce a finanziarlo. Il Comune stabilisce, attraverso gli atti amministrativi e il contratto, quali servizi acquistare. E il gestore organizza uomini e mezzi per svolgerli.

Se si riduce il servizio, può ridursi il fabbisogno di personale.

 

È esattamente dentro questa dinamica che si colloca la vertenza di Formula Ambiente.

E per questo ieri sera quei lavoratori erano a Palazzo Cavarretta.

Non interessava loro chi avrebbe prevalso nel gioco del numero legale.

Interessava sapere se nei numeri del servizio ci sarà ancora spazio per il loro lavoro.

 

È vero che la Giunta ha presentato il PEF in ritardo, alla fine di luglio. È un dato politico e amministrativo che non può essere cancellato dalla discussione.

 

Ma è altrettanto vero che, una volta arrivato in Consiglio comunale, l'opposizione avrebbe potuto contestarne il contenuto nel merito, presentare emendamenti, proporre correzioni, modificare le voci che riteneva sbagliate e provare a costruire un'alternativa.

Se il PEF era sbagliato, insomma, lo si poteva emendare.

Invece siamo a ottobre e il Consiglio comunale non è ancora arrivato alla discussione nel merito.

 

La suggestione: "Tagliamo le indennità di Sindaco e Giunta"

In questo clima da campagna elettorale permanente, tra i banchi della minoranza e in alcune frange del dibattito cittadino è rimbalzata la proposta populista per eccellenza: evitiamo i licenziamenti recuperando i soldi dalle indennità di Sindaco, assessori e consiglieri. 

 

Una mossa dal forte impatto emotivo, eticamente condivisibile, ma che alla prova dei fatti si rivela un clamoroso specchietto per le allodole.

 

Perché, conti alla mano, l'operazione è tecnicamente e normativamente impossibile.

Se il servizio costa X, quel costo deve essere quantificato e finanziato secondo le regole del PEF e della tariffa. Se si vuole ridurre la TARI, bisogna spiegare quale costo si riduce, quale entrata alternativa si trova o quale altra voce del bilancio viene modificata.

 

Tagliare le indennità può essere una scelta politica, ma non trasforma un servizio da 10 in un servizio da 8.

E soprattutto non fa sparire, per magia, i costi di personale, carburante, mezzi, smaltimento, trattamento e spazzamento.

 

Il taglio, o persino l'azzeramento totale dei compensi della giunta Tranchida per i mesi restanti dell'anno, racimolerebbe poche decine di migliaia di euro. Una cifra ben lontana dai 251 mila euro di buco necessari a garantire il salario e i contributi contrattuali dei 15 netturbini a rischio.

 

La trappola burocratica di ARERA

Il servizio di gestione dei rifiuti per legge (regole ARERA) deve essere finanziato integralmente dalle entrate della TARI attraverso il PEF. I risparmi derivanti dalle indennità politiche finirebbero nel calderone della spesa corrente generica dell'ente. Non possono, per legge, essere stornati per finanziare surrettiziamente un appalto rifiuti fuori dai vincoli del Piano Finanziario.

 

Cronaca di una crisi annunciata

La verità che emerge da Palazzo Cavarretta è molto più cinica. La vertenza di Formula Ambiente è diventata l'ennesimo terreno di scontro di una guerra di logoramento politico. 

 

Nel frattempo, i quindici operatori ecologici restano nel limbo, ostaggi di un Consiglio che spende ore - e oldi pubblici -  in rinvii e non riesce nemmeno ad affrontare le interrogazioni ordinarie.

 

La riduzione delle indennità della politica sarebbe un segnale etico, certo, ma non salverebbe un solo posto di lavoro. 

Per salvare i 15 padri di famiglia serve che il Consiglio Comunale esca dal "guado", trovi i numeri, si assuma la responsabilità delle scelte e decida se approvare questo benedetto PEF o trovare variazioni di bilancio strutturali nella gestione dei rifiuti. 

Tutto il resto sono solo "sarde e ritunni" da gettare in pasto alla piazza.

 

 



Cittadinanza | 2026-09-29 14:11:00
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