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19/09/2026 06:00:00

Morti sul lavoro, Trapani in zona rossa: quattro vittime in sette mesi

Quattro persone morte durante il lavoro nei primi sette mesi del 2026. E un’incidenza degli infortuni mortali quasi del 72% superiore alla media italiana. La provincia di Trapani è in zona rossa nella classificazione dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering: occupa il quindicesimo posto nazionale per incidenza dei decessi sugli occupati, seconda tra le province siciliane dopo Palermo. 

 

Qui la tragedia del meccanico di Trapani Salvatore Consolatevi, schiacciato da un camion.  Qui invece, la tragedia avvenuta a Mazara del Vallo, dove a perdere la vita è stato Francesco Greco, dopo essere precipitato da un edificio dove stava curando gli impianti. Sempre a Mazara la tragedia costata la vita a Francesco Erbini e la tragedia di agosto al depuratore di San Vito Lo Capo, con la morte di Davide Anselmo e Francesco Bulgarella. 

 

È la fotografia del periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 luglio 2026, elaborata dall’Osservatorio sulla base dei dati Inail. Una precisazione è indispensabile: la graduatoria provinciale considera soltanto gli infortuni mortali “in occasione di lavoro” ed esclude quelli “in itinere”, cioè durante gli spostamenti casa-lavoro. I quattro decessi trapanesi, dunque, non rappresentano un bilancio comprensivo anche di questa seconda categoria.

 

Trapani, un’incidenza molto più alta della media

Il dato che porta la provincia nella fascia rossa è il rapporto tra vittime e popolazione occupata. Trapani registra 30,6 morti ogni milione di occupati, contro una media nazionale di 17,8. Il calcolo dell’Osservatorio prende come riferimento 130.509 occupati, sulla base dei dati Istat del 2025. Rapportando i due indici pubblicati, l’incidenza trapanese risulta superiore a quella italiana di circa il 71,9%.

La zona rossa identifica i territori nei quali l’incidenza supera di oltre il 25% la media nazionale. Trapani si colloca quindi ben oltre questa soglia. Non si tratta di una graduatoria costruita sul solo numero assoluto dei morti: il rapporto con gli occupati permette di confrontare territori con popolazioni lavorative differenti.

Quel 72% non indica un aumento delle vittime rispetto al 2025: è il confronto con l’incidenza media italiana nello stesso periodo. Il prospetto provinciale allegato non riporta una serie storica locale e non consente, da solo, di stabilire se nel Trapanese il fenomeno sia cresciuto o diminuito rispetto all’anno precedente.

Sicilia in zona rossa: i dati delle nove province

La Sicilia conta 35 morti in occasione di lavoro nei primi sette mesi del 2026 ed è una delle cinque regioni italiane in zona rossa, insieme a Calabria, Campania, Liguria e Puglia. Per numero assoluto di vittime durante l’attività lavorativa, l’Isola è quarta dopo Lombardia, Veneto e Campania.

All’interno della regione, però, i dati sono molto diversi. Le tabelle provinciali del rapporto, alle pagine 2, 3 e 4, restituiscono questo quadro, ordinato per incidenza sugli occupati.

 

Palermo è quarta in Italia per incidenza, con 43,7 decessi ogni milione di occupati. Davanti ci sono Vercelli, con 71,7 e cinque vittime; Cosenza, con 57 e dodici vittime; Taranto, con 49,5 e sette vittime. Trapani è quindicesima, Siracusa ventitreesima.

Il confronto con Catania aiuta a capire perché non basti fermarsi ai numeri assoluti: il territorio etneo registra cinque vittime, una in più di Trapani, ma un’incidenza di 14,7, meno della metà di quella trapanese, perché la popolazione occupata di riferimento è più ampia. Trapani è dunque seconda in Sicilia per incidenza, non per numero di morti.

Il prospetto non offre invece, per la provincia di Trapani, una suddivisione delle vittime per comune, settore produttivo, età o dinamica dell’incidente. Non permette quindi di attribuire i quattro decessi a specifici comparti né di ricostruire le responsabilità dei singoli casi.

 

In Italia 595 vittime: il calo del 2% non basta

Allargando lo sguardo al Paese, il bilancio dei primi sette mesi del 2026 arriva a 595 morti sul lavoro, comprendendo anche gli incidenti in itinere. Sono dodici vittime in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, una diminuzione di circa il 2%.

Nel dettaglio, i morti in occasione di lavoro sono 430, sette in meno rispetto ai 437 del 2025. Quelli in itinere sono 165, cinque in meno rispetto ai 170 dell’anno precedente. Due componenti diverse che, sommate, restituiscono la dimensione complessiva del bilancio nazionale.

Per l’Osservatorio, tuttavia, la lieve flessione non autorizza a parlare di una svolta. «La lieve flessione delle morti sul lavoro rispetto all’anno scorso non può essere letta come un segnale rassicurante», osserva Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. Nella sua lettura, il miglioramento registrato all’inizio del 2026 sta perdendo forza, mentre aumentano le denunce di infortunio.

Le regioni: Lombardia prima per vittime, cinque territori in rosso

La Lombardia, con 66 morti in occasione di lavoro, registra il numero assoluto più alto. Seguono Veneto con 44, Campania con 41 e Sicilia con 35. Ma la Lombardia è in fascia gialla, mentre la Sicilia è in fascia rossa: ancora una volta, numero delle vittime e incidenza sugli occupati raccontano aspetti differenti del fenomeno. Il quadro completo riportato dall’Osservatorio è il seguente.

 

La classificazione distingue quattro fasce: bianca sotto il 75% dell’incidenza media nazionale; gialla tra il 75% e la media; arancione tra la media e il 125%; rossa oltre il 125%. Sono categorie statistiche dell’Osservatorio, costruite sul rapporto tra decessi e occupati.

Over 65, l’incidenza più elevata. Tra i 55 e i 64 anni il maggior numero di morti

L’età è uno degli elementi più rilevanti dell’analisi nazionale. Considerando gli infortuni mortali in occasione di lavoro, l’incidenza più alta riguarda gli ultrasessantacinquenni: 55,4 decessi ogni milione di occupati. Seguono la fascia 55-64 anni, con un indice di 27,3, e quella dei 15-24 anni, con 21,9.

Anche i lavoratori più giovani, dunque, presentano un’incidenza superiore alla media nazionale di 17,8. Il valore più alto resta però quello degli over 65, che supera di oltre tre volte il dato medio. Il confronto è ottenuto rapportando gli indici pubblicati dall’Osservatorio.

In termini assoluti, invece, la fascia con più vittime è quella tra 55 e 64 anni: 153 morti su 430, più di un terzo dei decessi avvenuti in occasione di lavoro. È un’altra distinzione importante: la fascia con il maggior numero di vittime non coincide necessariamente con quella che presenta l’incidenza più elevata.

Lavoratori stranieri, un’incidenza oltre tre volte quella degli italiani

Tra le 595 vittime complessive, 169 sono lavoratori stranieri: 121 sono morti in occasione di lavoro e 48 in itinere.

Il divario emerge soprattutto confrontando i decessi con il numero degli occupati. L’Osservatorio indica per gli stranieri un’incidenza di 46,8 morti ogni milione di lavoratori, contro 14,4 per gli italiani. Il rapporto tra i due valori è di 3,25 a uno: l’incidenza registrata tra gli stranieri è quindi oltre tre volte quella degli italiani.

È uno dei punti sui quali Rossato richiama l’attenzione, indicando proprio gli stranieri e gli over 65 come i gruppi più vulnerabili nel quadro nazionale.

 

Le donne: 54 vittime, aumentano quelle durante il lavoro

Nei primi sette mesi del 2026 sono morte 54 lavoratrici, lo stesso numero registrato nel corrispondente periodo del 2025. Il totale invariato, però, nasconde due andamenti opposti.

Le donne morte in occasione di lavoro sono 29, quattro in più rispetto all’anno precedente. Quelle decedute in itinere sono 25, quattro in meno. La stabilità del dato complessivo, quindi, non coincide con una riduzione delle vittime durante l’attività lavorativa.

 

Costruzioni, trasporti e manifattura: i comparti con più vittime

Le Costruzioni sono il settore con il maggior numero di morti in occasione di lavoro: 76 nei primi sette mesi del 2026. Seguono Trasporto e Magazzinaggio, con 55, e Attività Manifatturiere, con 50. Sommando i tre comparti si arriva a 181 decessi, circa il 42% dei 430 morti in occasione di lavoro. È un confronto sui numeri assoluti: i dati riportati nel comunicato non forniscono, per questi settori, un indice rapportato agli occupati.

 

Gli infortuni aumentano: oltre 368 mila denunce

Mentre i decessi registrano una lieve diminuzione, le denunce di infortunio crescono del 5,3%. Al 31 luglio 2026 sono 368.085. Di queste, 307.804 riguardano infortuni in occasione di lavoro.

Il maggior numero di denunce totali si concentra nelle Attività Manifatturiere: 41.778. Seguono le Costruzioni, con 22.382, e la Sanità, con 22.353. Poi il Commercio, con 19.801, e Trasporto e Magazzinaggio, con 19.635.

Le denunce presentate dalle lavoratrici sono 133.290, delle quali 104.479 in occasione di lavoro. Quelle degli uomini sono 234.795, con 203.325 casi in occasione di lavoro.

Per i lavoratori stranieri si contano 79.633 denunce complessive, circa una su cinque del totale nazionale. Quelle relative a infortuni in occasione di lavoro sono 66.839, anche in questo caso circa un quinto del totale della categoria.

 

La distribuzione degli incidenti nella settimana

L’Osservatorio analizza anche la distribuzione settimanale degli infortuni mortali. Nel bilancio aggiornato a fine luglio, il giovedì concentra la quota maggiore dei casi, il 22,6%, seguito dal lunedì, con il 20,9%, e dal martedì, con il 16,5%.

Il comunicato riporta questa distribuzione, ma non offre elementi per attribuirla a specifiche cause organizzative o produttive.

 

La prevenzione, oltre il bilancio delle vittime

La conclusione dell’Osservatorio è che una lieve diminuzione dei decessi non basti a certificare un cambiamento strutturale. Rossato chiede che prevenzione e formazione siano continue, concrete e integrate nell’organizzazione del lavoro, non interventi occasionali separati dall’attività quotidiana delle imprese.

Per la provincia di Trapani, il punto di partenza resta netto: quattro morti in occasione di lavoro, quindicesima posizione nazionale per incidenza, zona rossa. Il rapporto con gli occupati rende evidente quanto quel bilancio pesi sul territorio.

Il lieve calo nazionale non cancella questa realtà. E la prevenzione, per avere un significato, deve arrivare prima del prossimo bilancio.

 

 



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