Quantcast
×
 
 
18/09/2026 08:58:00

Maltrattamenti in famiglia e lesioni, condannato marsalese

Un 49enne marsalese, Giovanni Vassallo, è stato condannato a quattro anni e nove mesi di carcere per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. Ad accusarlo è stata la figlia, adesso ventenne, ma all’epoca dei fatti (fino all’inizio del 2024) ancora minorenne. 

 

La sentenza è stata emessa dal Tribunale di Marsala (presidente del collegio: Vito Marcello Saladino, giudici a latere Giuseppina Montericcio e Davide Lupo). “Questa è mia figlia e le faccio quello che voglio” avrebbe affermato, secondo l’accusa, il padre, per il quale, a metà luglio, il pm Paolo Bianchi aveva chiesto la condanna a 5 anni e 4 mesi. 

 

La figlia ha dichiarato di avere subito maltrattamenti dal genitore per circa dieci anni. Secondo l’accusa, in particolare, il genitore l’avrebbe sottoposta a “continue vessazioni, aggressioni fisiche e psicologiche”. Ed inoltre a lancio di oggetti contundenti. E le sarebbe stato pure impedito di recarsi dal medico. Sempre secondo il racconto della giovane, il genitore avrebbe, tra l’altro, affermato: “Sei arrogante. Qualche giorno fai una brutta fine. Morirai tra le mie mani”. Per Vassallo, il Tribunale ha, però, escluso l’aggravante dei maltrattamenti in presenza di altri minori, come invece sostenuto dalla figlia. “E questa assoluzione – afferma l’avvocato difensore Diego Tranchida – apre una breccia sull’attendibilità della figlia, Denise Vassallo. La sentenza di primo grado sarà, quindi, appellata”. Sotto processo, per maltrattamenti e lesioni anche il 44enne Matteo Indelicato, zio della giovane accusatrice. Indelicato, però, è stato assolto da maltrattamenti in famiglia. E’ stato condannato a otto mesi, pena sospesa, per uno schiaffo. L’assoluzione da maltrattamenti in famiglia era stata invocata dallo stesso pubblico ministero. A difendere lo zio è stato l’avvocato Pasquale Massimiliano Tranchida. I due difensori hanno sostenuto che il racconto della giovane sarebbe stato “smentito nel corso del processo dai suoi stessi familiari e dai vicini di casa, che anzi hanno evidenziato un atteggiamento assai ribelle ed aggressivo della stessa verso il padre”. Teatro dei fatti la contrada Madonna Cava Bufalata. Anche la ragazza, però, è finita sul banco degli imputati. La Procura presso il Tribunale per i minorenni di Palermo ne ha chiesto, infatti, il rinvio a giudizio per lesioni in danno del padre. Secondo quest’ultimo, gli avrebbe dato un morso. Ciò, secondo l’avvocato Diego Tranchida, “comprova l’aggressività della ragazza”. Per questi fatti, proprio martedì scorso, si è tenuta la prima udienza preliminare davanti al gip del tribunale per i minorenni Maria Pino.



<