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18/09/2026 20:04:00

Enrico Rizzi a processo per diffamazione nei confronti di Mario Draghi

Si è tenuta oggi a Roma una nuova udienza del processo che vede imputato Enrico Rizzi con l’accusa di diffamazione nei confronti dell’ex presidente del Consiglio Mario Draghi. 

 

Una vicenda che, secondo la ricostruzione dello stesso Rizzi, sarebbe nata da un contenuto pubblicato non sulla sua pagina ufficiale, ma su una pagina trapanese di presunta satira.

 

È proprio la provenienza di quel contenuto a rappresentare uno dei punti contestati dall’attivista. Rizzi sostiene infatti che il presunto intervento attribuitogli sarebbe stato prelevato da una pagina il cui titolare sarebbe stato successivamente condannato in sede civile per ripetuti contenuti diffamatori nei suoi confronti. 

 

Secondo quanto riferito da Rizzi, il titolare della pagina non avrebbe presentato opposizione alla decisione e avrebbe provveduto al pagamento.

 

«Nessun accertamento per verificare se fosse davvero mio»

Rizzi sostiene inoltre che, dagli atti da lui acquisiti, non emergerebbero accertamenti finalizzati a stabilire se quel contenuto fosse realmente riconducibile a lui, se fosse autentico o se potesse invece rientrare tra le presunte manipolazioni realizzate ai suoi danni.

«Nulla», scrive Rizzi, contestando quella che considera una lacuna nell'attività investigativa.

 

Nella sua ricostruzione, la vicenda avrebbe coinvolto anche la Digos di Trapani. 

Non essendo, secondo Rizzi, la denuncia partita direttamente da Mario Draghi, sarebbe stato necessario coinvolgere il Ministero della Giustizia per poter procedere nei suoi confronti.

Da qui la domanda dell’attivista: perché sarebbero state impiegate risorse investigative per una vicenda che lo riguarda?

 

«Quanto sono diventato fastidioso?»

Rizzi chiama in causa direttamente l’attività della Digos di Trapani, contrapponendola alle denunce da lui presentate negli anni su fenomeni come corse clandestine di cavalli e combattimenti tra cani.

 

Secondo l’attivista, dietro questi fenomeni vi sarebbe anche la criminalità organizzata. «Se la stessa DIGOS di Trapani utilizzasse le stesse energie e uomini nel contrasto alle corse clandestine di cavalli, ai combattimenti tra cani che ho denunciato innumerevoli volte proprio a Trapani specificando che dietro a tutto ciò vi è la criminalità organizzata, vivremmo decisamente in un mondo migliore», afferma.

 

Una riflessione che Rizzi accompagna a una domanda polemica: «Quanto posso essere diventato fastidioso per qualcuno da dover impegnare addirittura la DIGOS di un territorio certamente non proprio facile per occuparsi del “pericolosissimo” Enrico Rizzi?».

 

La questione della sicurezza

Il passaggio più delicato riguarda però la sicurezza personale. Rizzi afferma di ricevere «gravissime minacce» anche da ambienti riconducibili, secondo la sua denuncia, alla criminalità organizzata e contesta il fatto che le richieste di rafforzamento della sua tutela non avrebbero ricevuto una risposta adeguata.

 

L’attivista sostiene inoltre che tali richieste sarebbero state avanzate anche da parlamentari della Repubblica.

Da qui la sua critica sull'utilizzo delle risorse pubbliche: «Trovo indecente che le richieste di rafforzamento della mia tutela possano essere ignorate perfino su richiesta di Parlamentari della Repubblica, mentre soldi pubblici vengono spesi per portare avanti l’ennesimo processo che ritengo inutile».

 

Rizzi rivendica quindi la volontà di continuare la propria attività e di affrontare il procedimento nelle sedi giudiziarie.

«Non avete ancora capito che io non mi fermo. Non avete capito che non posso essere zittito», scrive, assicurando di avere affrontato «tutti i processi» che lo hanno riguardato «a testa alta» e di voler continuare a difendersi nelle sedi competenti.

 

La conclusione è affidata a un richiamo a Paolo Borsellino e alla riflessione attribuita al magistrato sul senso del proprio lavoro e dello stipendio percepito dallo Stato.

«Forse sarebbe salutare se, ogni tanto, questa stessa domanda se la ponessero anche altri», conclude Rizzi.

 

Il procedimento, intanto, prosegue a Roma. 

Sarà il processo a chiarire quali accertamenti siano stati effettivamente compiuti sull’autenticità e sulla provenienza del contenuto attribuito a Rizzi e quale rilevanza possano avere gli elementi raccolti nell’ambito del procedimento.



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